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    LA SESSUALITA’ NEL MATRIMONIO

     

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    LA SESSUALITA’ NEL MATRIMONIO


    LA SESSUALITA’ COME RELAZIONE

     

    Situazione


     

    l. Affronto con senso di timore questo argomento perché ci si era abituati a considerarlo un tabù, e quindi una cosa di cui non parlare, e perché quando se ne parlava si mettevano in evidenza solo le regole morali e i pericoli, tanto da vederne quasi subito gli aspetti negativi e perché la vita sessuale era vista solo in funzione della generazione, senza per nulla mettere in rilievo la sua estrema importanza nel generare e stabilire una relazione profonda della coppia, e perché, infine, è un argomento "scoppiato" recentemente e il cui studio e ricerca sono appena all'inizio anche nell'ambito della chiesa.

    2. Come mai nella storia della chiesa si riscontrano la paura del sesso e la sua riduzione alla funzione procreativa? Eppure la Bibbia, soprattutto nel libro della Genesi, annuncia che il significato della sessualità è di creare comunione fra due persone, che essa è una dimensione importante dell'uomo e per l'uomo, che viene da Dio e quindi è santa: luogo e segno del dono di sé per la crescita delle persone e della coppia.

    - Un primo atteggiamento che si riscontra è l'atteggiamento negativo: la sessualità è vista come una realtà se non immorale, comunque carica di risonanze negative, come una realtà di fronte alla quale bisogna stare in guardia.


    L'origine di tale atteggiamento la si fa risalire non alla Bibbia, dove esiste l'esaltazione del rapporto interpersonale vissuto anche nel segno della corporeità, ma alle concezioni platoniche, gnostiche, manichee per le quali tutto ciò che appartiene alla materia è cattivo. Queste hanno avuto una determinante influenza nella vita e nel pensiero della chiesa.

    Si dovrà ammettere che la chiesa ha subito fin dall'inizio del suo esistere l'influsso di queste filosofie che non vedevano alcun valore nella materia e quindi deprezzavano, o addirittura disprezzavano il corpo e la sessualità.

    Anche il pessimismo di sant'Agostino, di cultura manichea, che giustificava la sessualità solo in funzione. della procreazione, esercitò un influsso negativo.

    - C'è un secondo atteggiamento permissivo-consumistico. Qui si verifica un rovesciamento: dal “tutto ciò che concerne la sessualità è proibito” al “tutto ciò che concerne la sessualità è comunque sempre lecito”. Vi si scorge il rischio di una sessualità ridotta a merce di scambio, a sola ricerca del piacere fisico, in cui il rapporto interpersonale viene eluso. Questo atteggiamento è legato alla cultura consumistica: mercificazione dei rapporti, massificazione sociale e culturale.

    Questi atteggiamenti sono ambedue tabù perché si pongono sopra la sessualità e non la lasciano vivere nei suoi significati più profondi.

    3. C'è, però oggi, anche la riscoperta dell'importanza del corpo e dei gesti sessuali. Si riconosce che il corpo è un valore e che l'uomo non solo ha un corpo, ma è corpo e, quindi, la corporeità è una dimensione essenziale per la crescita delle persone e dell'amore.

    Simone Weil dice che le sensazioni corporee sono il modo più vero per conoscere e relazionarsi. Tutta la nostra cultura occidentale, invece, è di natura razionale e quindi non valutante il corpo. L'uomo è stato visto come mente, ragione, anima. Il corpo, invece, come qualcosa di accidentale o addirittura di peccaminoso.

    Oggi c'è una riscoperta, anche all'interno della chiesa, del valore e dell'importanza del sesso e il valore e la “bontà”si fondano essenzialmente sul messaggio della Bibbia. I principi positivi si possono leggere, come vedremo, nella Genesi dove Dio manifesta che tutto quello che ha creato è buono, anzi, molto buono: il che deve certamente includere l'esperienza dell'intimità sessuale. Si trovano pure nel Cantico dei cantici, che è un'esaltazione lirica ed esuberante dell'amore fisico, nell'atteggiamento positivo, espresso nei libri di Osea e Tobia, verso il rapporto matrimoniale permanente fra uomo e donna.

    Anche il concilio Vaticano II lo afferma esplicitamente: “Gli atti coniugali con cui gli sposi si uniscono in casta intimità sono onorabili e degni, e, compiuti in modo veramente umano, favoriscono la mutua donazione che essi significano e arricchiscono vicendevolmente in gioiosa gratitudine gli sposi stessi. Questo amore è espresso e reso perfetto in maniera tutta particolare dall'esercizio degli atti che sono propri del matrimonio”(GS 49).

    Questi atti, quindi, non solo esprimono, ma anche alimentano, generano l'amore.

    Il corpo non soltanto è oggetto, ma soggetto dell'amore.

    In altre parole, la sessualità e anche il piacere fisico sono inerenti all'essenza stessa dell'essere umano. Tale caratteristica merita di essere considerata con la massima serietà nella sua potenzialità personalizzante, positiva, e non va costantemente circondata di paura, negatività, ostilità, sospetto.

    Tale riscoperta, occorre dirlo con onestà e anche con gioia, è stata provocata soprattutto dall'esterno della chiesa (il mondo non è tutto cattivo!), da pressioni e da persone animate dalla ricerca di scoprire in profondità il senso delle cose e anche del sesso.

    Queste ricerche e intuizioni sono state recepite nel concilio Vaticano II, i cui documenti contengono affermazioni suggestive e promettenti nei riguardi della sessualità (GS 49).

    Con questo non voglio sostenere che in campo cattolico oggi tutto sia chiaro e pacifico. Nascono qua e là documenti e discorsi contraddittori dentro alle stesse conferenze episcopali, nelle comunità cristiane.

    Questo è estremamente comprensibile: dopo secoli di silenzio o meglio di sospetto nei riguardi del sesso, non è per tutti facile vincere la paura, anche perché si deve lottare contro una mentalità che riduce il sesso ad un incontro senza coinvolgimento profondo delle persone e della loro storia.

    E’ importante che ciascun cristiano, confrontandosi con i vari documenti e riflettendo soprattutto sulla parola di Dio, ricerchi il senso della sessualità. Nessuno può dispensare la coscienza dall'impegnarsi a cercare, pur dentro la varietà delle posizioni, un suo modo di porsi e di vivere la sessualità perché vi sia l'attenzione a valutare e scegliere ciò che fa veramente crescere la persona nella sua totalità e ciò che giova al dialogo e alla comunione nella coppia. E in questa linea che oggi sta camminando la teologia morale.

     

    Analisi biblica


     

    Il libro della Genesi ci riporta due narrazioni della creazione: 1, 26-28 e 2, 18-24.

    Nella prima si legge: “Dio benedisse Adamo ed Eva e disse loro: siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e assoggettatela”.

    Nella seconda è subito evidente il progetto divino: “Non è bene che l'uomo sia solo; voglio (Dio) dargli un aiuto che sia simile a lui... Perciò l'uomo abbandona il padre e la madre e si unisce alla donna e i due diventeranno una sola carne”.

    Si tratta di due descrizioni non in contrasto ma complementari. Il loro confronto fa emergere un'importante differenza esistenziale. Gen 2 accentua maggiormente il dono scambievole dell'amore e concentra l'attenzione più sulla dinamica della coppia, sulla profondità e misteriosità dell'essere umano; Gen 1 evidenzia il mandato divino di proliferare e di prolungare il genere umano nel tempo.

    “Nel primo racconto (Gen 1, 26-28) si parla della creazione dell'uomo a immagine di Dio, della distinzione dei sessi, del dominio dell'uomo sulle altre creature... Nel secondo, l'uomo è nel paradiso della felicità senza ombre quando Dio crea la donna... che possa colmare la solitudine in una società che perciò non può limitarsi al rapporto fisico. La scoperta della donna è per l'uomo motivo di un trasalimento di gioia e di meraviglia, preludio dell'attrazione personale, di una comunione di vita di due esseri uguali più profonda e più forte di altri legami naturali e spiritualí”.

    La storia dell'opera creativa esposta nel cap. 1 è una descrizione cosmica ed analitica.

    A ogni singola creazione fa seguito un commento antropologico da parte di Dio (... “e Dio vide che tutto ciò era buono”) indicante che tutto (anche la sessualità umana) è "buono". La sessualità allora non va più intesa come forza fatale e demoniaca destinata a torturare gli uomini e ad allontanarli dal Creatore, ma come realtà voluta da Lui per il loro bene.

    L'Autore sacro modella la descrizione con l'intento di correggere due concezioni allora dominanti:

    1) la sessualità è buona perché voluta da Dio (superamento dello stadio demoníaco); 2) la sessualità è un risultato dell'attività creativa divina, e non deve essere fraintesa come caratteristica della divinità (superamento dei culti sessuali).

    I contenuti interiori della sessualità sono meglio evidenziati nel contesto del secondo capitolo.

    L'elemento emergente è la situazione dell'uomo: prima in solitudine, poi in compagnia. Secondo lo stile antropomorfo usato, Dio si accorge di aver creato l'uomo "solo" e sembra prendere talmente coscienza del disagio conseguente a questo “vuoto” esistenziale, da esclamare: “Non è bene che l'uomo sia solo”.

    Forse a prima vista ci si sarebbe aspettati che Dio avesse dato all'uomo un altro "compagno" per non farlo sentire più "solo". La scontentezza dell'uomo non consiste tanto nel fatto che si trova senza alcun altro essere umano, quanto nell'avvertire in se stesso una forma assoluta di insufficienza e di limitatezza che non può essere colmata dalla presenza di una lunga serie di esseri "come" lui, ma dalla presenza di un solo essere “differente ma simultaneamente complementare”a lui: la donna. E per questo che Dio nella sua saggezza e sensibilità pedagogica non dà all'uomo un compagno ma una "compagna".

    “La donna cancella ogni solitudine; i dolori, le gioie, le ansie, gli interrogativi dell'uomo ora si trasfonderanno nel cuore di un'altra creatura, un aiuto che gli stia di fronte”.

    Il testo originale ebraico evidenzia meglio questa parità-differenza. Mentre la lingua italiana infatti (e le altre lingue europee) usano due vocaboli diversi (uomo e donna) per indicare la bipolarità umana, quella ebraica mostra meglio la complementarità attraverso la radice in comune 'ish-uomo, 'isshah-donna). Letteralmente i vocaboli andrebbero tradotti: uomo e uoma. In questo modo anche linguisticamente viene espressa la comunanza della stessa natura umana ad ambedue gli esseri.

    La complementarità emerge anche dal fatto che il vocabolo 'is diverse volte viene usato nel significato di "marito", indicante così non soltanto l'uomo nella sua natura ma anche nella sua tipologia sessuale, in modo da motivare l'attrazione che l'uomo e la donna provano vicendevolmente, attrazione non solo fisico-sessuale ma anche intellettivo- spirituale.

    Questo arricchimento complementare può spingersi sino a una forma totale di annientamento-completamento (morte-vita), così da formare di due esseri incompleti un solo nuovo essere completo: “e i due diventeranno una sola carne”: “Tra i due c'è un'omogeneità, una quasi-identità, una comunione così profonda da renderli un'unica esistenza, un solo nome, una sola carne”.

    Viene qui evidenziata la totalità dei contenuti sessuali. L'elemento principale da notare è che la vita matrimoniale non viene vista solo in funzione della procreazione (ripetizione monotona come nelle sfere zoologiche inferiori), ma anche finalizzata all'unione e fusione completa delle persone.

    Per concludere: nella Bibbia la dimensione unitiva e quella procreativa sono compresenti senza accenni a una priorità.

     

    I contenuti del Magistero


     

    Sarebbe interessante studiare il pensiero della Chiesa su questo argomento partendo dall'enciclica di Leone XIII sul matrimonio cristiano Arcanum Divinae Sapientiae. Tuttavia è sufficiente iniziare l'analisi dal Concilio Vaticano II.

    Di questo argomento si parla nei nn. 49-50-51 della “Costituzione sulla chiesa e il mondo contemporaneo”(Gaudium et Spes). Il fatto che il testo preparato fu sottoposto a molteplici revisioni prima di giungere alla stesura definitiva, manifesta la premura dei Padri per il problema e la loro intenzione di superare una visione statica della vita matrimoniale in favore di una più umana, dinamica e interiore.

    L’iter molto laborioso è indice di quanto i problemi fossero delicati ed avvertiti nella loro drammaticità. I punti salienti di questo documento sono l'amore coniugale e la fecondità nel matrimonio (questo secondo lo tratteremo in altro incontro).

    Preoccupazione del Concilio fu quella di presentare l'amore coniugale "umano", inserito in tutta la personalità dell'uomo redento. “Un tale amore, unendo insieme valori umani e divini, conduce gli sposi al libero e mutuo dono di se stessi, provato da sentimenti e gesti di tenerezza, e pervade tutta quanta la vita dei coniugi: anzi diventa più perfetto e cresce mediante il suo generoso esercizio. E' ben superiore perciò alla pura attrattiva erotica... Questo amore è espresso e sviluppato in maniera tutta particolare dall'esercizio degli atti che sono propri del matrimonio; ne consegue che gli atti con i quali i coniugi si uniscono in casta intimità, sono onorabili e degni e, se compiuti in modo veramente umano, favoriscono la mutua donazione” (n. 49).

    Con queste espressioni viene ribadito il pensiero della Chiesa sui contenuti più specificatamente umani delle manifestazioni amorose sessuali nella vita matrimoniale.

    Interessante è l'ultima frase del n. 50: “Il matrimonio tuttavia non è stato istituito soltanto per la procreazione; ma il carattere stesso di patto indissolubile tra persone e il bene dei figli esige che anche il mutuo amore dei coniugi abbia le sue giuste manifestazioni, si sviluppi e arrivi a maturità. E perciò anche se la prole, molto spesso anche vivamente desiderata, non c'è, il matrimonio perdura come consuetudine e comunione di tutta la vita e conserva il suo valore e la sua indissolubilità”.

    Il Concilio evidenzia dunque espressamente i contenuti amorosi intrinseci all'atto genitale senza per questo sottovalutare il contesto procreativo.

     

    Qualche intervento di alcuni Padri Conciliari può aiutare a capire meglio questo punto:

     

    “E’ tempo di far capire con chiarezza che ogni esercizio della facoltà sessuale, per essere buono, dev'essere anzitutto compiuto nel contesto d'un amore coniugale veramente cristiano e nella prospettiva d'una generosa e insieme prudente fecondità, senza badare esclusivamente all'integrità fisica dell'atto”. (Card. Colombo)

    "L'amore coniugale ha un valore intrinseco, non soltanto in vista della procreazione, ma anche nei confronti del perfezionamento spirituale degli Sposi".(Mons. Urtasun – Francia)

    "L'amore coniugale non può essere puramente e semplicemente identificato con l'atto coniugale... L'amore, strettamente considerato nel senso psicologico, è il motivo per il quale si contrae il matrimonio, ma l'amore coniugale deve prolungarsi per tutta la vita. Dalla dignità della persona umana consegue la dignità dell'atto coniugale; è la reciproca donazione che conferma l'indissolubilità del matrimonio, anche se la prole desiderata non venisse a soddisfare l'attesa degli sposi". (Mons. J. Reuss – Germania)

    Le idee maturate durante il Concilio furono riprese da Paolo VI nella Humanae Vitae, enciclica sulla natalità del 25 luglio 1968.

    Sull'amore coniugale il Papa così si esprime: “Per mezzo della reciproca donazione personale, loro propria ed esclusiva, gli sposi tendono alla comunione dei loro esseri in vista di un mutuo perfezionamento personale per collaborare con Dio alla generazione ed alla educazione della prole... In questa luce appaiono chiaramente le note e le caratteristiche dell'amore coniugale... E’ prima di tutto un amore veramente umano... E' poi amore totale... E' ancora amore fedele... E’ infine amore fecondo”. (HV 8-9)

    Il Papa cerca di esporre i contenuti antropologici insiti nell'incontro genitale: “Questi atti... non cessano di essere legittimi se, per cause indipendenti dalla volontà dei coniugi, sono previsti idare la loro unione. Infatti, come l'esperienza attesta, non a ogni incontro coniugale segue una nuova vita”. (HV 11)

    Questa tematica dell'atto coniugale come espressione di amore e veicolo di unità e armonia, è stata sottolineata anche da diversi Episcopati nei loro interventi di chiarificazione dell'enciclica.

    “Questo amore è visto come una delle forme più alte e più umane dell'incontro tra l'uomo e la donna. Vissuto e sviluppato secondo la dignità propria dell'uomo, esso è, anche nella sua espressione fisica, l'espressione dell'amicizia personale e così gli sposi si completano e si arricchiscono a vicenda”. ( Conferenza Episcopale Svizzera)

    “La via concreta a una paternità responsabile non può ferire né la dignità della persona umana, né mettere in pericolo il matrimonio come comunione di amore fecondo”. (Episcopato Germania Ovest)

    "E' importante tener conto di ambedue (donazione e procreazione). Questa donazione personale di sé deve manifestarsi in un linguaggio di amore. Se questo non si verificasse, si avrebbe proprio in questo caso una violazione dell'ordine del matrimonio voluto da Dio. Così alcune mogli sono amaramente deluse nel loro matrimonio”. (Dichiarazione Episcopato Austriaco)

    In questo contesto la sessualità matrimoniale va vista con una mentalità positiva, che evidenzi tutti i suoi intrinseci valori. Gli sposi dovranno costantemente impegnarsi affinché il loro comportamento sia sempre squisitamente "umano" e mai ridotto a puro tecnicismo erotico.

    Nella valutazione dei comportamenti sessuali emerge la figura del partner come "persona". Gli sposi giungono all'età adulta matrimoniale quando si pongono in una dimensione interiore di apertura all'altro. Al di là del contesto procreativo, l'atto sessuale implica il riconoscimento, l'accettazione e la donazione all'altro. Nella visione personalistica non c'è posto per la dimensione individualista ed egoista.

    Sottrarre dai comportamenti sessuali la componente amore-donazione, la ricerca dell'altro e la dimensione affettiva, svilisce l'atto defraudandolo della sua caratteristica "umana".

    K. Wojtyla al tempo dell'enciclica scrisse un libro sul rapporto amore-procreazione.

    Divenuto Papa ne permise la ristampa. Ne trascrivo un brano per terminare con una riflessione più ufficiale sulla questione: “Non c'è ragione di sostenere che ogni atto sessuale debba obbligatoriamente tendere alla fecondazione, come sarebbe falso affermare che questa risulti da ogni atto sessuale... Ma ci si deve attendere da loro (sposi) l'accettazione del concepimento imprevisto. Sarebbe esagerato affermare: i rapporti coniugali sono ammissibili e giusti solo a condizione che gli sposi li compiano in vista della procreazione. Un tale atteggiamento sarebbe contrario all'ordine della natura... Ritornando ancora a quell'opinione citata prima, che i rapporti coniugali sono ammissibili e giusti solo nella misura in cui devono portare alla procreazione, rileviamo che un atteggiamento del genere può contenere una certa dose di utilitarismo (la persona, mezzo che serve per raggiungere un fine) ed essere in disaccordo con la norma personalistica. I rapporti coniugali hanno origine, e bisogna che lo abbiano, nell'amore coniugale reciproco, nel dono di sé che l'uno fa all'altro. Essi sono necessari all'amore e non soltanto alla procreazione. Il matrimonio è una istituzione d'amore e non soltanto di riproduzione. Non si tratta certamente di adottare l'atteggiamento: "Noi compiamo quest'atto per diventare genitori". E sufficiente dirsi: "Compiendo quest'atto sappiamo di poter diventare padre e madre e siamo pronti a questo". E' sufficiente questo stato di coscienza per essere conformi al vero amore”. (K. Wojtila, Amore e responsabilità)

    Persona e sesso

    1. Da tutto ciò si capisce anche che la sessualità non può essere fine a se stessa, non può essere assoluta. Nel piano di Dio la sessualità è indirizzata all'uomo, alla persona. E la persona per essere tale deve crescere in tutte le sue dimensioni. Quando uomini o donne si dispongono deliberatamente a sperimentare una sola dimensione del loro essere eliminando le altre, vi è un impoverimento dell'immagine di Dio nell'uomo. Perciò quando il comportamento si concentra esclusivamente sulla sfera sessuale a detrimento della ragione e dei sentimenti, oppure si concentra solo sulla ragione a danno dei sentimenti e a spese del corpo, vi è il pericolo della disumanizzazione, della frammentazione e della diminuzione dell'essere persona.

     

    E’ importante mirare a raggiungere quelle condizioni di vita che favoriscono una crescita completa, integrata, delle possibilità della persona. Perciò, per quel che riguarda il comportamento sessuale, nasce l'esigenza morale di rendere autentica la persona in noi stessi e nel nostro prossimo.

     

    Ne consegue che ogni comportamento incentrato in modo esclusivo sul sesso, riduce la possibilità di essere completamente umani. Il valore morale di una scelta o di un comportamento sessuale non va misurato da “norme esterne”, ma dalla presenza o assenza di crescita di tutte le dimensioni della persona. Il sesso è un valore a servizio della persona e deve impegnare l'intera persona.

     

    2. L'intensa esperienza sessuale dovrebbe essere guidata a favorire l'incontro interpersonale, perché sia un autentico incontro di amore. Non vi è nulla di immorale nel piacere sessuale, ma deve essere guidato al servizio della relazione nel suo insieme.

     

    Qual è il significato di amore?

    Jack Dominian cerca di chiarire il senso dell'amore descrivendolo con tre parole: sostegno, cura, crescita.

     

    Sostegno: ogni persona ha bisogno di avere significato, riconoscimento, importanza da un'altra persona. Si parla di sostegno emotivo che fonda mentalmente, significa sicurezza. Non si vuol dire con questo che nell'amore tra l'uomo e la donna si abbiano tutte le risposte e si eliminino tutti i dubbi, ma che esso è un punto di partenza per cercare risposte e dissipare timori. Questo sostegno esige un minimo di stabilità e di continuità.

    Cura: ciascuna persona nasce ed accumula ferite nel suo essere. La guarigione non è prerogativa delle scienze del comportamento (psicologia). Tutti possiamo essere operatori di guarigione col trasmetterci gli uni gli altri nuove esperienze salutari, fornendo gli elementi mancanti di sicurezza, di fiducia. L'unica condizione è che vi sia un rapporto di amore nel sostegno. E’ quasi inutile dire che la cura non può avvenire facilmente in caso di rapporti fugaci. Se corriamo il rischio di esporre le nostre ferite dolorose, dobbiamo avere sufficiente fiducia nell'altro per sentire che egli può far proprio il nostro dolore e trattarlo con cura e capacità. Ciò richiede tempo, continuità, fiducia. Gli elementi essenziali della cura non sussistono in rapporti passeggeri, sebbene anche in un rapporto passeggero si possa dare e ricevere qualcosa di buono e di prezioso. Ma vi è una differenza enorme tra lo sperimentare “qualcosa”di buono ed entrare in un rapporto che gradualmente trasforma le nostre ferite più profonde, guarendo tutta la persona.

     

    Crescita: lo sviluppo personale non è legato ai primi vent'anni di vita, ma in tutta la vita deve esistere la tensione a sviluppare doni e capacità in modo che cresca un rapporto positivo con se stessi e perciò anche con gli altri, sul piano fisico, psichico e intellettuale.

     

    E’ fondamentale osservare che per crescere abbiamo bisogno non soltanto di noi stessi, ma anche degli altri, perché la crescita avviene nelle relazioni, anzi la crescita più proficua avviene all'interno di rapporti che non siano sopraffatti dalla necessità o dall'interesse. Ancora una volta le condizioni più favorevoli alla crescita sono i rapporti di stabilità, continuità e fiducia, che permettono ai partners di comprendersi reciprocamente e di agire come strumenti che si aiutano l'un l'altro a portare alla ribalta i propri talenti nascosti e a formulare con chiarezza ciò che è nascosto e confuso. I rapporti stabili (“per sempre”) permettono una rivelazione reciproca e totale del proprio mondo interiore.

     

    Il matrimonio, allora, va considerato non come il rapporto fra un uomo e una donna allo scopo di procreare ed educare dei figli, ma come il rapporto che con il suo impegno di stabilità, continuità, fiducia, offre le condizioni umane più comuni per lo sviluppo dell'amore e della persona. Il matrimonio è prima di tutto una comunità d'amore tra un marito e una moglie, e soltanto in secondo luogo una famiglia. In una morale sessuale riscoperta, l'accento è posto anzitutto sul rapporto di coppia ad ogni stadio del suo sviluppo e questo sarà la migliore preparazione anche per la vita dei figli.

     

     

    ALCUNI RISCHI…


     

    E’ assodato allora che la sessualità è un grande dono dato da Dio agli uomini.

    Ma il dialogo del corpo non è un linguaggio del tutto facile. Va appreso in tutte le sue modalità ascoltandosi con molta cura e attenzioni, perché:

    - la sessualità può essere svilita: quando non vi gioca dentro tutta la persona, ma diventa solo risposta ad un bisogno fisico. Non si diventa una carne sola usando solo il corpo; il corpo diventa il segno visibile di una più profonda unità.

     

    - La sessualità può diventare aggressività: quando si instaura un rapporto quasi da padrone-suddito, uno che pretende e l'altro che subisce, o uno che se ne serve per avere altre cose. La vita sessuale di una coppia è fatta di proposte ed attese...

     

    - La sessualità può diventare ripetitività: la sessualità è creativa, è piacere, è gioco. Quindi vuole tutte le inventive dell'incontro, la sollecitazione, la proposta, modi diversi di affettività e di espressione. Purché non ci siano imposizioni che infastidiscono l'altro che ancora non è pronto ... ; tutto e solo in una vera intesa e attesa senza tabù e senza timori del nuovo.

     

    - La sessualità può essere impersonale: quando è vissuta su schemi esterni alla coppia, su modelli dettati da una cultura. Non è che l'esterno non possa essere di stimolo alla coppia, ma il modello non deve sostituire la coppia, la quale deve camminare sulle sue realtà personali. - La sessualità non deve diventare solo donazione: cioè la sessualità non deve essere indirizzata solo al piacere dell'altro. Non è capace di amare e di donare chi non ama se stesso; chi non è contento della propria corporeità difficilmente farà felice l'altro.

     

    …E ALCUNE CONSEGUENZE “VERE”

     

    Vivere bene la propria sessualità per la coppia sarà il vero modo di vivere in obbedienza alla parola di Dio che li vuole “una carne sola”. Allora:

     

    - l'unità non sarà solo indissolubilità (giuridica), ma, sarà veramente comunione; la fedeltà non sarà solo un non tradire, ma sarà crescita delle persone e creatività;

     

    - la fecondità nascerà come bisogno di vita, come segno di vita e non una fecondità subita dal caso.

     

    - La nudità dei corpi, la sessualità, possono diventare vergogna solo nella divisione (“si accorsero che erano nudi ... “Gn 3,7).

     

    - La vita di coppia è una vita di speranza perché è una vita di comunione, anche se alle volte faticosa. Solo noi la possiamo far diventare “disperante” proprio nella divisione.

     

    - Spesso nella vita di coppia avviene di accorgersi di essere nudi: l'importante è non coprire queste nudità con un falso perbenismo, ma parlarsi delle reali difficoltà.

     

     

    Il corpo come linguaggio – la sessualità come relazione


     

    Mediante la sessualità è possibile per l'essere umano entrare in profondo rapporto con gli altri. Per tale prerogativa si dice che la sessualità è dialogica, è linguaggio. Questo mettersi in comunicazione con gli altri viene mediato dal corpo; da qui l'espressione "linguaggio" corporeo.

     

    A ben riflettere tutti i nostri sentimenti e gli stati d'animo sono impalpabili ed invisibili, inafferrabili. Se non potessimo comunicarli agli altri non potremmo maturare una vita sociale di relazione; saremmo condannati a rimanere chiusi, imprigionati nel nostro egoistico "io", a languire in una incurabile solitudine esistenziale.

     

    Di fatto però l'uomo riesce a mettersi in contatto con gli altri esseri, superando quella triste possibilità di solipsismo.

     

    Per poter realizzare questa "proiezione" verso l'altro è indispensabile "veicolare" i propri sentimenti all'esterno, realizzare un passaggio dalla situazione invisibile e impalpabile al nuovo “status” di riconoscimento e recettibilità. Questa possibilità di “traduzione” e di passaggio viene realizzata attraverso il corpo.

     

    E’ soltanto con la mediazione corporea che l'altro riesce a mettersi in contatto con me, con la mia interiorità. E’ per questo che il corpo che ognuno ha non è un semplice corpo "fisico" ma è il "mio" corpo, corpo "umano". E' in tal modo che ognuno riesce a maturare la coscienza e consapevolezza che il proprio corpo, esternante il proprio "io", non è solo ma si trova immerso tra tanti altri corpi, esprimenti tanti altri "tu".

     

    Il corpo allora non è più un complesso di cellule ma, insieme all'attività pensante, costituisce la persona, totalità esistenziale e ontologica. Ma contemporaneamente è anche "dono" per la persona, "epifania", manifestazione della medesima, segno ed espressione essenziale della soggettività, elemento fondante la comunicazione e comunione tra gli esseri.

     

    Infatti è per mezzo dei gesti, delle reazioni, di tutto il dinamismo, reciprocamente condizionato, della tensione e del godimento, che il corpo "esprime" l'uomo, la persona.

     

    La sessualità allora non può più essere pensata come riguardante gli organi genitali, ma va riscoperta nella sua genuina natura e funzione, che una certa qual sotto-cultura ha sovente tentato di strapparle: da realtà pensata come privata e personale deve essere restituita alla sua funzione sociale, tanto importante da costituirne l'essenza.

     

    “Per l'uomo la sessualità è un modo di essere, prima e ancor più di un meccanismo biologico... Nell'uomo anche la sfera biologica è unitariamente fusa con l'intero complesso della sua personalità, cosicché non è mai una biologicità veramente animale”.

     

    La sessualità è linguaggio, che implica una relazione ad alterum. E’ dialogica, comunicativa, relazionale. Tutta la corporeità dell'altro è intrisa di intenzionalità trascendentale: il suo muoversi, il suo atteggiarsi, il suo guardare. Proprio questa intensità di rapporto sta al fondo della nostra sicurezza.

     

    Nota caratterizzante questo linguaggio è la "verità": deve esprimere la "totalità" dei suoi contenuti.

    Se questo non avviene allora il linguaggio diventa non "vero”, insincero, ingannatore, perde la sua funzione di comunicare la genuinità dei sentimenti che si vogliono esprimere "parlando" quello specifico linguaggio sessuale.

    Mi si permetta un esempio bíblico. Quando Giuda nell'Orto degli Ulivi tradì il Maestro, come rimprovero Lui gli disse: “Giuda perché con un bacio tradisci il Figlio dell'uomo?” In questa frase l'accento non è messo sul fatto del tradimento. Se così fosse sarebbe stato più ovvio dire: "Giuda, perché mi tradisci?". Invece è rimarcato il "rnodo" e il "mezzo" del tradimento: "Con un bacio". Il vero rimprovero non consiste allora nell'aver tradito il Maestro ma nell'aver usato male un linguaggio sessuale, svuotandolo dei suoi contenuti pregnanti rendendolo falso, bugiardo.

    Il linguaggio che qui ci interessa è quello genitale che dovrebbe esprimere la sovrabbondanza, la "piena" dell'amore.

    Non si tratta solo dell'incontro di due corpi ma della profonda unione di due persone, di un'osmosi di sentimenti tramite l'incontro genitale che nella sua pregnanza interiore da “atto" (prevalenza del significato fisicista) si traduce in "gesto" (lo stesso atto umanizzato attraverso il coinvolgimento della persona).

    Non si può negare il contenuto del "piacere" nell'atto genitale. Si vuol soltanto dire che questo atto è ricco di tanti altri significati e contenuti che vanno vissuti nella loro totalità. E' assurdo dire: “agisco così perché mi dà piacere”. E’ troppo avvilente e mortificante per lo stesso atto: verrebbe svuotato e immiserito. Spesso invece, purtroppo, viene vissuto come se questo aspetto “ludico" fosse l'unico inerente all'atto stesso, come se non ci fossero altri significati e contenuti oltre questo.

    “Tutta la verità della genitalità umana è data infatti dalla presenza in essa della persona così che ogni rapporto possa essere sempre il segno rivelatore della persona che si esprime, si apre all'altro, comunica con l’altro, in un vero dialogo interpersonale”.

    Non si può amare un corpo, ma la persona che si manifesta, si fa conoscere e si comunica con la mediazione del suo corpo. Il corpo partecipa all'amore ed alle sue espressioni in quanto costituisce un tutt'uno con la persona amata. Per questo le manifestazioni amorose non devono limitarsi al corpo ma, travalicarlo per inabissarsi nelle intime profondità della persona.

    Quindi prima di tutto ogni incontro genitale dovrebbe esprimere amore e non solo passione; abbraccio e donazione all'altro e non sfruttamento dell'altro.

    Per la sua pregnanza di contenuti e significati l'atto coniugale è un reciproco dono di due esseri nel quale è "impegnata" tutta la persona.

    Per questo prendere dall'altro solo ciò che interessa, lo stabilire una relazione solo con una parte e non con tutta la realtà della persona è esattamente l'opposto dell'amore. Distogliere l'attenzione dalla persona e concentrarsi invece sull'emozione che essa può provocare è il modo più sicuro per troncare qualsiasi esperienza e possibilità di continuare a vivere quella stessa emozione.

    Il linguaggio genitale però si distingue nettamente dagli altri (parola, sguardo, gestualità, bacio) in quanto non contiene soltanto la dimensione amorosa, ma esprime anche quella procreativa.

    Se il contenuto amoroso permette di superare il pericolo della oggettualizzazione della persona; quello procreativo evidenzia che questo linguaggio può essere "parlato" solo nel contesto matrimoniale.

    L'incontro genitale, proprio per la sua intrinseca finalità procreativa, perde il carattere "privato" per assumere la nuova tipologia, sconosciuta agli altri linguaggi, di "pubblico, sociale". Non si esaurisce nella "relatio ad alterum" ma, per virtù intrinseca al linguaggio stesso, scavalca questa dimensione duale per proiettarsi verso un ipotetico terzo: il figlio. Non più il "mondo a due", chiuso, della semplice tenerezza, ma un "mondo potenzialmente a tre".

    In tal modo vengono stigmatizzati tutti questi comportamenti anomali, non corrispondenti alla "verità" del linguaggio, che sono raggruppati nell'espressione "rapporti pre-matrimoniali ed extra-coniugali".

    Questo permette di chiarire che non è sufficiente la "capacità" biologica e neanche la forte attrazione amorosa per "parlare" il linguaggio genitale. Ogni individuo sano acquista questa capacità con la conclusione della fase puberale (14-15 anni). Il fatto di avvertire, prendere coscienza, di questa virtus biologica, non motiva, non giustifica l'appropriazione di quel linguaggio che esprime e significa molto di più.

    Enucleare e difendere questi contenuti naturali intrinseci alla sessualità genitale significa affermare la visione "integrale" della persona umana, che è capace di armonizzare tutte le sue molteplici componenti.

    Questa visione integrale è contraddetta, come vedremo, proprio dalla mentalità contraccettiva. In tal modo l'uomo retrocede perdendo la sua dimensione unitaria per vivere nella forma frammentaria. Perse l'unità dell'essere, la sua integrità e armonia, l'uomo si rassegna a vivere nella dispersione dei suoi elementi, nella dis-armonia del suo essere, disorientato, non più capace di comprendere sé e gli altri.

    Limitato e banalizzato il linguaggio genitale, la persona rischia di trascorrere la sua esistenza nel mutismo più assoluto, in una nuova forma di incomunicabilità verso gli altri, nel predominio dello sfruttamento e non più dell'amore.

    Il linguaggio genitale diventa pseudosesso quando “l'attività sessuale non è integrata nella personalità”.


    Questo "sesso a ruota libera", senza freni, vissuto semplicemente in maniera epidermica, viene di solito presentato sotto la maschera della spontaneità, anticonformismo e sincerità. Purtroppo queste motivazioni sono solo una panacea che vorrebbero coprire la vera realtà: alla base non c'è la spontaneità ma una visione totalmente meccanica del sesso: “ogni attrazione deve causare lo stimolo; ogni stimolo deve portare all'eccitazione, ogni eccitazione si deve gratificare; ogni gratificazione deve terminare in un orgasmo totale”.

    Il continuo abuso del sesso lo ha svilito e fatto cadere nell'insignificanza e indifferenza, così come la liberalizzazione del sesso lo ha portato alla schiavitù e abbrutimento.

    In questo contesto parlare di controllo dei propri impulsi, di razionale gestione della sessualità mediante la castità diventa anacronistico e incomprensibile.

    Purtroppo non si fa niente per sradicare tale tendenza, ma sembra anzi che si faccia di tutto per incrementarla.

    Si ha la triste e sconfortante impressione che della vera "educazione sessuale" non importi proprio niente; ciò che importa è la difesa del "diritto" al sesso in ogni circostanza e possibilità.

    L'uso del sesso (mi si scusi l'espressione) non è affatto un diritto da difendere. Si tratta infatti di un'attività che va inquadrata e armonizzata con saggezza e razionalità nello specifico tipo di vita che uno responsabilmente sceglie.

    E ora di smetterla di ingannare la gioventù col sesso facile, a ogni costo.

    Invece di far onestamente capire che il sesso, inteso come mercato, gioco, solleticazione di istinti, gestito fuori dalla maturità di una vita matrimoniale non è garanzia di stabilità per il matrimonio futuro, si invita il giovane a sperimentarlo e si deride chi, più saggiamente, preferisce non farlo.

    E’ indispensabile ritornare alla concezione "personalistica", umana, naturale, della sessualità, al di là di ogni prevenzione laica o religiosa, al vero umanesimo. Infatti, contrariamente al dualismo denunciato, la sessualità è pre-politica e pre-religiosa, in quanto i suoi contenuti non sono inventati né dallo Stato né dalla Chiesa; sono inerenti all'essenza stessa di ogni essere umano. Per questo il riscoprire i suoi contenuti e valori è segno di amore verso ogni umanità, come lo svilirli è il più grande tradimento del quale un essere umano possa essere vittima.



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